La riproduzione in gesso di una moneta antica è un'opera di Aurelio Mistruzzi, realizzata negli anni '40.
Calco di una medaglia dello Stato Pontificio del 1833, Gregorio XVI, An. III, “Auguri di pace”.
"Petri inopiam Chiristiani stipe svstentant" - L'antica pietà è tornata.
4,5 x 4,5 cm.
In buone condizioni, con il bordo leggermente danneggiato.
Aurelio Mistruzzi (Villaorba, 7 febbraio 1880 – Roma, 25 dicembre 1960) è stato uno scultore e medaglista italiano. Nato a Villaorba di Basiliano nel 1880, ha frequentato la Scuola d’Arte di Udine, seguendo i corsi dello scultore Paoli. Ha poi studiato all’Accademia di Venezia e, poco dopo, si è trasferito a Milano per seguire i corsi serali all’Accademia di Brera tenuti da Mazzucchelli e Pellini, scultori impressionisti. Si avvicina poi all’approccio realista di Vela. Nel 1908, grazie a una borsa di studio, riuscì a frequentare la Scuola di Arte Medaglistica a Roma. Nel 1914 ottenne l'importante incarico per la decorazione scultorea del Palazzo Comunale di Udine, che realizzò in collaborazione con Raimondo D'Aronco con monumentali gruppi scultorei dedicati alle virtù civili e politiche (“La vittoria del lavoro”, “Il lavoro”, “Unione e forza”, “Venezia e la Terza Italia”, “Impero e Patriarcato”). Si dedica anche a commissioni private, in particolare alla scultura funeraria.
Dopo la fine della Prima guerra mondiale si occupò della realizzazione di numerosi monumenti ai caduti in diverse località del Friuli, oltre che di statue sacre, come quelle per la Basilica del Santo a Padua e per alcune chiese di Roma.
Fin dai primi anni Venti del XX secolo si è dedicato con grande impegno anche alla creazione di medaglie e alla coniazione di monete. Firma le monete di Pio XI e una parte di quelle di Pio XII.
Anche le sue opere di carattere civile e profano sono degne di nota: vale la pena citare la bellissima Fontana delle Rane a Monza. Tra le sue ultime opere c'è il monumento al generale Trujillo a Santo Domingo (1957). Morì a Roma nel 1960.
Nell’ottobre del 1943, insieme alla moglie Melania, nascose e salvò Lea Polgar, una ragazza ebrea di Fiume. Le avevano preparato un nascondiglio vicino al camino, dove la bambina passava tutto il tempo a cucire, con la paura costante che qualcuno la scoprisse. Lei stessa ricorda in un’intervista: «Posso solo raccontare la mia piccola storia di bambina che, a 10 anni, è stata costretta a lasciare la mia famiglia, con uno zaino in spalla contenente tutte le mie cose e qualche moneta per le necessità che potessero presentarsi». Mi hanno portato in questa casa e sono entrato da quella porta. Erano due persone davvero coraggiose. Erano come dei nonni. L'insegnante parlava poco e, quando sono arrivato, senza dire nulla, mi ha indicato un bancone. Mi ha detto che quando avesse annuito con la testa avrei dovuto nascondermi
rimasso lì dentro e non ne uscii finché non venne a prendermi. Per fortuna non c'è mai stato bisogno di aprire quella botola. Oltre ad essere coraggiosi, erano anche molto modesti e generosi. Quando ho detto loro che volevo proporli a Yad Vashem, mi hanno detto di lasciar perdere, che non avevano fatto niente di speciale. Per loro era una cosa normale, anche se pericolosa. Alla fine ho deciso di passare all’azione e ho dato il via al mio percorso. L'ho detto anche a Lea, la figlia di Aurelio e Melanie, e alla fine, prima di diventare troppo vecchio, ci sono riuscito."
Lea non è stata l'unica a essere salvata dai campi di concentramento. Aurelio ha messo le sue doti artistiche al servizio dell'impegno umano e civile e, insieme a sua moglie Melania, ha salvato diversi ebrei falsificando i loro documenti.