Lettera autografa firmata da Arturo Martini a Gaetano Chiurazzi.
Milano, 25 gennaio 1938. Una pagina, fronte/retro. su carta intestata "Nuovo indirizzo -Via Jacopo della Quercia, 7, Milano". in italiano. Condizioni eccellenti, con lievi segni di invecchiamento.
Si tratta di un'incredibile lettera di saluto dell'artista italiano Arturo Martini (Treviso, 1889 - Milano, 1947) al gallerista italiano Gaetano Chiurazzi (Napoli, 1899 - Roma, 1967), in cui rivela di essere "malato di scultura" e che presto avrebbe portato i suoi bronzi nella famosa "Vetrina Chiurazzi", in Via del Babbuino.
Il contesto:
Nel 1933 Arturo Martini si stabilì a Milano, come rivela questa lettera nell'intestazione "nuovo indirizzo". Qui tiene una mostra personale alla Gallery of Modern Art. Questo è il luogo e il periodo in cui sperimenta nuove tecniche e materiali come il legno, la pietra, l'argilla e il bronzo, partecipando a importanti mostre nazionali. Crea sculture monumentali: il gesso gigante di Mosè salvato dalle acque, alto sei metri, esposto alla Triennale di Milano nel 1933; La sete (1934), in pietra, memoria dei calchi di Pompei; il bronzo di Atena (1935), alto cinque metri; I morti di Bligny si agitano (1936), ispirato al discorso di Mussolini contro le sanzioni economiche dopo l'occupazione dell'Etiopia nel 1935; Il Leone di Giuda (1936), dedicato alla vittoria sull'Etiopia; Giustizia corporativa, destinato al Palazzo di Giustizia di Milano; Il gruppo Sforza (1938-39), opera destinata all'Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano.
Gaetano Chiurazzi (Napoli, 1899-1967)
Meglio conosciuto come Tanino, nel 1925 fu mandato a Roma dal padre per gestire la fonderia di famiglia e per occuparsi della sala espositiva di via del Babuino. Il suo interesse si spostò dai bronzi alla pittura. Il risultato fu un cambiamento nel carattere della galleria d'arte, che iniziò a esporre verso la fine degli anni '30, accanto ai bronzi classici, dipinti di pittori della scuola romana, fino a quando, dopo la seconda guerra mondiale, divenne una galleria di pittura, diventando così una delle più conosciute a Roma come "Vetrina Chiurazzi". Qui Chiurazzi accolse numerose mostre di artisti contemporanei, come Maccari, De Pisis, Mafai, Raphael, D. Cooper, Levi, Cagli, Morandi, Carrà, Soffici, De Chirico, Sironi, Rosai. Grande conoscitore d'arte, soprattutto amante dell'arte figurativa, intorno agli anni '50 aprì la sua galleria anche alle opere astratte di G. Dorazio, A. Perilli, G. Turcato, A.I.C., T. Scialoia. Accolse anche opere di pittori stranieri, tra cui S. Dalì, J. Ensor, M. Ernst, C. Pernieke, E. L. Kircimer. La sua attività, le sue conoscenze in campo artistico, la sua personalità e il suo carattere portarono C. a stringere amicizia con pittori contemporanei, soprattutto con De Pisis, ma anche con esponenti del mondo letterario tra cui in particolare G. Comisso, G. Ungaretti, A. Palazzeschi, L. De Libero.