Pittura italiana degli anni '60 firmata, datata e autenticata
Opera di Mino Maccari
Tre figure stilizzate
Opera dell'artista senese Mino Maccari, firmata in basso a destra Maccari 1969. Disegno a tecnica mista, acquerello e carboncino su carta intelata.
Raffigura tre figure stilizzate in stile espressionista, con una quarta figura leggermente delineata.
Lo sfondo è un gradiente blu astratto che crea un'atmosfera eterea e misteriosa.
Sul retro, reca un'autenticazione scritta a mano e firmata dall'artista.
Quest'opera d'arte, mai presentata prima sul mercato, proviene da un'importante collezione privata europea ed è abbellita da un'imponente cornice antica in legno argentato, in condizioni quasi perfette.
Ogni articolo della nostra Galleria, su richiesta, è accompagnato da un certificato di autenticità rilasciato da Sabrina Egidi, funzionario esperto in mobili italiani per la Camera di Commercio di Roma e per il Tribunale Civile di Roma.
Le dimensioni si riferiscono al telaio incluso
Il dipinto è inoltre protetto da un vetro
Mino Maccari (Siena, 24 novembre 1898 - Roma, 16 giugno 1989) è stato uno scrittore, pittore, incisore e giornalista italiano, vincitore del Premio Feltrinelli per la pittura nel 1963 e primo vincitore del Premio di Satira di Forte dei Marmi nel 1973.
Maccari nacque il 24 novembre 1898 a Siena in una famiglia della piccola borghesia, figlio di Latino Maccari e Bruna Bartalini.
Fin da piccolo era estroverso e dotato di una vivace intelligenza visiva, ed era attratto dal disegno a mano libera con il carboncino, ma suo padre, professore di letteratura, cercò in tutti i modi di indirizzarlo verso studi umanistici.
Dopo aver completato gli studi secondari, si iscrisse all'università. Come molti giovani del suo tempo, era interventista e, a soli diciannove anni, partecipò alla Grande Guerra come ufficiale di artiglieria da campo.
Alla fine della guerra, riprese gli studi universitari a Siena e si laureò in legge nel 1920.
Iniziò a lavorare presso lo studio legale Dini a Colle di Val d'Elsa, dove la sua famiglia era originaria e dove aveva trascorso l'infanzia con i parenti. Nel tempo libero si dedica alla sua vera passione: la pittura.
Fu durante questi momenti, al di fuori di qualsiasi schema prestabilito, nei suoi primi tentativi di pittura e incisione, che sentì il bisogno più grande di dare un senso alla sua vita.
Questo periodo molto travagliato del primo dopoguerra si rivelò un terreno fertile per il carattere vivace, beffardo e controverso di Maccari, portandolo a partecipare alle agitazioni sociali del paese e a svolgere un ruolo significativo nella Marcia su Roma del 1922. Nel 1924 fu chiamato da Angiolo Bencini a supervisionare la stampa della rivista Il Selvaggio, apertamente fascista, rivoluzionaria e antiborghese, dove furono pubblicate le sue prime incisioni.
Dopo alcuni anni in cui si destreggiò tra il lavoro alla rivista e l'attività di avvocato, all'inizio del 1926 lasciò la professione legale per assumere la direzione de Il Selvaggio, incarico che mantenne fino al 1942.
Nel 1928 scrisse un piccolo libro pubblicato da Vallecchi (Firenze), Il Trastullo di Strapaese (canzoni e incisioni su legno), che raccoglieva canzoni fasciste (lo stesso libro fu sequestrato più volte ad Antonio Gramsci durante la sua prigionia).
Per Maccari, come per Malaparte, gli squadristi non devono smobilitare prima di aver distrutto completamente il vecchio stato borghese.
Devono attuare una rivoluzione palingenetica e costruire un nuovo tipo di italiano, completamente antitetico a quello dell'Italia liberale.
Ma quando Maccari si rese conto che il terreno politico era ormai impraticabile per il fascismo intransigente, a causa dell'opposizione
Ma quando Maccari si rese conto che il terreno politico era ormai impraticabile per il fascismo intransigente, a causa della controversa politica di normalizzazione di Mussolini, Il Selvaggio cambiò rotta per concentrarsi sulla cultura.
Per inaugurare questa nuova direzione, scrisse un editoriale intitolato "Addio al passato", che descriveva il nuovo orientamento de Il Selvaggio, una rivista dedicata all'arte, alla satira e all'umorismo politico, seguendo una tradizione apparentemente rustica e beffarda ma in realtà sottilmente colta.
Con il trasferimento della redazione de Il Selvaggio da Colle di Val d'Elsa a Firenze nel 1925, Maccari collaborò con Ardengo Soffici, Ottone Rosai e Achille Lega. Nel frattempo, tra il 1927 e il 1930, si fece un nome come pittore partecipando a diverse mostre nazionali.
Sempre nel 1930, Maccari lavora a Torino presso La Stampa come caporedattore, con lo scrittore Curzio Malaparte come direttore.
Fu molto attivo nel mondo culturale ed editoriale del regime fascista, scrivendo e contribuendo a diverse riviste: Quadrivio, L'Italia Letteraria, L'Italiano e Omnibus di Leo Longanesi; poi, durante la guerra, su Il Primato di Bottai e, più tardi, su Il Mondo di Pannunzio (dal primo numero del 1949) e Documento di Federigo Valli. Anche la sua produzione grafica fu ampia: da L'Album di Vallecchi (1925) e Il trastullo di Strapaese (1928) a Linoleum (1931). Nel 1934, Maccari illustrò La vecchia del Bal Bullier di Antonio Baldini e nel 1942 pubblicò il portfolio Album, seguito da Come quando fuori piove e Il superfluo illustrato.
Per la sua opera pittorica, ricca di evidenti accenti cromatici e di rapide pennellate, il suo disegno violento unito al tratto vivace delle sue incisioni, fu riconosciuto dalla critica come un artista completo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, continuò a farsi conoscere grazie al suo prolifico lavoro creativo e a presentare mostre personali.
Nel 1962 fu anche nominato presidente dell'Accademia di San Luca a Roma e riuscì ad ottenere una mostra personale alla Gallery 63 di New York.
La sua produzione di disegni, acquerelli, tempere, etc. è stata immensa, a volte in collaborazione con prestigiose case editrici. Vale la pena citare, solo come esempio eccellente, i 32 disegni in bianco e nero e a colori con cui ha illustrato Il gusto di vivere, un volume di scritti di Giancarlo Fusco, curato da Natalia Aspesi e pubblicato da Laterza nel 1985 (Maccari ha regalato due di questi disegni a Enrico Mistretta, direttore editoriale di Laterza). Maccari, nativo di Siena e grande sostenitore della contrada della Torre, dipinse il drappo per il Palio del 16 agosto 1970, vinto dalla Selva. Nel 1973 gli è stato assegnato il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi, un riconoscimento creato nello stesso anno.
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