Questa squisita stampa cromogenica di Marilyn Minter (nata nel 1948), intitolata Prism, esemplifica l'espansione radicale dell'artista dell'immagine foto-reale in un regno di maggiore sensualità, intensità superficiale e complessità psicologica. La composizione dimostra l'abilità di Minter nel trasformare un primo piano stretto e iper-saturo in un incontro visivo coinvolgente, utilizzando glitter, umidità, cosmetici e luce rifratta per mettere lo spettatore di fronte alla bellezza come spettacolo e illusione costruita.
Eseguita come stampa cromogenica su carta fotografica, quest'opera misura 20 x 15,88 pollici (50,8 x 40,34 cm). Firmato, intitolato, datato e numerato, verso. Pubblicato e stampato da Marilyn Minter presso il Marilyn Minter Studio, New York, 2009. La fotografia riflette la maestria di Minter nel gestire la superficie luminosa, l'ingrandimento e la messa a fuoco cinematografica, affermando che la fotografia è un mezzo capace di sedurre e criticare allo stesso tempo.
Dettagli dell'opera d'arte:
Artista: Marilyn Minter (nata nel 1948)
Titolo: Prisma
Mezzo: Stampa cromogenica su carta fotografica
Edizione: 9/27
Dimensioni: 20 x 15,88 pollici (50,8 x 40,34 cm)
Iscrizione: Firmato, intitolato, datato e numerato, verso
Data: 2009
Editore: Marilyn Minter Studio, New York
Stampatore: Marilyn Minter Studio, New York
Condit: Ben conservato, coerente con l'età e il supporto
Provenienza: Collezione privata
Informazioni sull'artista:
Marilyn Minter (I. A. B.) è una pittrice, fotografa e videoartista americana le cui immagini iperreali, erotiche e psicologicamente complesse si sono affermate come una delle più influenti artiste contemporanee della sua generazione. 1948) è una pittrice, fotografa e videoartista americana le cui immagini iperreali, eroticamente cariche e psicologicamente complesse l'hanno resa una delle artiste contemporanee più influenti e di maggior successo commerciale della sua generazione, ridefinendo il linguaggio visivo della bellezza, del glamour e del desiderio attraverso un'audace lente femminista e culturalmente incisiva che interroga il consumismo, la celebrità, la sessualità, il lusso e la costruzione della fantasia nella società tardo-capitalista; emersa negli anni '70 e salita alla ribalta internazionale negli anni '90 e 2000, Minter ha assorbito l'audacia formale e le provocazioni concettuali di Pablo Picasso, Alexander Calder, Alberto Giacometti, Salvador Dalì, Joan Miro, Wassily Kandinsky, Marcel Duchamp e Man Ray, traducendo l'eredità del cubismo, del surrealismo, dell'astrazione e del DADA in una pratica decisamente contemporanea che affonda le sue radici nella precisione fotorealistica, nella scala monumentale, nelle superfici luminose e nell'intensità cinematografica; lavorando nel dinamico mondo dell'arte newyorkese a fianco e in dialogo con artisti come Andy Warhol, A. Richard Prince, Cindy Sherman, Jeff Koons e Robert Mapplethorpe, ha fuso il fascino della Pop art con lo spettacolo e i mass media con il rigore tecnico del Fotorealismo, creando dipinti e fotografie iconici su larga scala di labbra, occhi, cosmetici, acqua, fango, sudore, paillettes, diamanti e tessuti di alta moda resi con straordinaria chiarezza e dettagli seducenti, spesso ingrandendo gli elementi trascurati o abietti della cultura della bellezza in composizioni monumentali e coinvolgenti; i suoi caratteristici primi piani - che ritraggono bocche scintillanti aperte in una sospensione senza fiato, mascara che cola sulle guance, umidità che si deposita sulla pelle o accessori di lusso sporchi d'acqua - glamorificano e destabilizzano allo stesso tempo gli ideali di perfezione, esponendo il lavoro, l'eccesso e la vulnerabilità che si celano sotto le superfici lucide e reclamando al tempo stesso il controllo dello sguardo; profondamente attenta alla storia della rappresentazione e della fotografia, Minter ha ampliato le provocazioni concettuali di Duchamp e la manipolazione sperimentale di Man Ray nella creazione di immagini in un esame del XXI secolo della saturazione dei media, dell'editing digitale e della politica dello sguardo, posizionando il suo lavoro all'incrocio tra pittura, fotografia di moda, estetica pubblicitaria e teoria critica; la sua impavida esplorazione della femminilità, del potere, dello spettacolo e del desiderio ha influenzato le generazioni successive di artisti che esaminano il genere, l'identità e la cultura di superficie; l'artista è ampiamente esposta a livello internazionale ed è rappresentata in importanti collezioni museali, tra cui il Museum of Modern Art, il Whitney Museum of American Art, il Museo A. Solomon R. Guggenheim Museum, il Museo d'Arte Moderna di San Francisco e il Brooklyn Museum; il suo record d'asta è stato raggiunto nel maggio 2022 con la vendita di Greene & Greene Pink Caviar (2009) da Sotheby's New York per circa 1,21 milioni di dollari, sottolineando la sua duratura forza di mercato e confermando il suo status di figura di spicco dell'arte contemporanea, la cui pratica visivamente seducente ma intellettualmente rigorosa ha una forte risonanza tra i collezionisti, i curatori, il pubblico della moda e i mercati artistici globali.
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