Noe Kuremoto - Un custode contemporaneo di un'antica saggezza
Il lavoro di Noe Kuremoto si colloca all'intersezione tra mitologia, memoria e modernità. Artista della ceramica dalla visione singolare, scolpisce interamente a mano, utilizzando solo gli strumenti più semplici: un processo intuitivo, quasi rituale, che dà vita all'argilla. Le sue forme scultoree evocano la presenza enigmatica delle antiche figure talismaniche del Giappone: Haniwa, Dogu, Komainu, manufatti che per secoli hanno fatto da guardiani contro forze invisibili. Attraverso le sue reinterpretazioni, Kuremoto si chiede: Da quali spiriti abbiamo bisogno di protezione oggi?
Al centro della sua pratica c'è un profondo impegno con le complessità dell'esistenza contemporanea. Ogni progetto inizia come un'indagine sulle fonti del malcontento moderno: l'alienazione, la disconnessione, l'erosione del significato in un mondo sempre più dettato dalla logica e dalla velocità. Le sue sculture, con la loro purezza infantile e la loro raffinata semplicità, offrono un contrappunto: un ritorno a qualcosa di istintivo, di antico, che abbiamo dimenticato ma che ancora desideriamo.
Nato a Osaka, Kuremoto si è trasferito a Londra negli anni '90 per studiare arte concettuale alla Central Saint Martine, una partenza che ha segnato non solo uno spostamento geografico ma anche una temporanea separazione dal peso della tradizione. "A Londra non ho dovuto inchinarmi. Niente più rituali, niente più fantasmi. Solo avanti, avanti, avanti. La scienza aveva le risposte, giusto?", riflette. "Ma i fatti non sono saggezza. E la saggezza è ciò che ti tiene in piedi quando la vita si apre".
Nel corso del tempo, attraverso l'amore, il matrimonio, la maternità, la malattia, la perdita, il crollo economico e la guerra, si è ritrovata a tornare ai miti che un tempo aveva scartato. Gli spiriti che aveva scacciato non se ne erano mai andati veramente, avevano semplicemente assunto nuove forme. In un mondo che spesso supera il suo folklore, Kuremoto recupera la mitologia non come nostalgia o superstizione, ma come un linguaggio vivo e in evoluzione che ha ancora un lavoro urgente da fare.
Le sue ceramiche non sono semplici oggetti, ma vasi di significato, incarnazioni della saggezza della sopravvivenza tramandata nei secoli. La mia responsabilità non è quella di seppellire il passato", spiega, "ma di riportare in vita ciò che è morto". Non come dogma. Non come fede cieca. Ma come qualcosa che si muove, si adatta e dà forma al mondo che ci aspetta. Perché se non portiamo con noi la saggezza del passato, non diventiamo liberi. Ci perdiamo".
Per Kuremoto, l'arte è sia un'offerta che un atto di resistenza, un rifiuto di lasciar andare i simboli che un tempo ci guidavano. I suoi talismani, scolpiti dal profondo pozzo della memoria infantile, hanno lo scopo di ancorarci, di ricordarci cosa resiste sotto il rumore della vita moderna. "Spero che ogni pezzo che creo aiuti i miei figli a vedere il mondo come un posto bellissimo", dice. "Il mio lavoro è il mio viaggio per rafforzare la mia anima. E vorrei condividere questo viaggio con te".
Ora vive a Londra con la sua famiglia, tra cui Lassie, il cane salsiccia residente. Attualmente sta costruendo uno studio nel Lake District in Lituania, nel cuore della foresta: un ritorno, forse, alla natura selvaggia dove crede che l'universo riveli la sua parte più vera.
Le sue ceramiche sono sogni resi tangibili: fuoco, terra e spirito, modellati in forma. E in esse, forse, si nasconde un invito silenzioso: riscoprire la saggezza che ci è stato detto di dimenticare, far respirare di nuovo queste vecchie storie e cercare, nei loro echi, una strada per il futuro.