Periodo: Fine del XVI secolo
Provenienza: Italia
Misura dell'anello: 7 ¾
Dimensioni: 2,9 x 2,1 cm
Peso: 5,9 gr
Risalente alla fine del XVI secolo, questo anello presenta un’antica montatura in oro, coeva al cammeo ovale e leggermente concavo in agata a tre strati che vi è incastonato all’interno. Il cammeo è inciso in bassorilievo e raffigura tre figure color nocciola che si stagliano su uno sfondo marrone scuro: si tratta della disputa tra Atena e Poseidone per il patronato della futura città di Atene, un tema piuttosto raro nel campo della glittica. A sinistra si può vedere la figura eroica di Poseidone, raffigurato come un uomo possente, nudo e barbuto, seduto in una posa contorta mentre con il braccio destro impugna un tridente – il suo attributo distintivo – rivolto verso il basso e con il braccio sinistro, alzato verso il cielo, si gira verso Atena in un gesto di sfida. Al centro spicca la singolare figura del cavallo, dono di Poseidone, che occupa l’asse verticale della composizione ed è raffigurata in scorcio, mentre i suoi quarti posteriori incrociati in primo piano creano un sorprendente effetto prospettico. A destra, però, si può vedere la figura eterea e sospesa di Atena, che indossa una tunica finemente drappeggiata e, con il tipico elmo, avanza verso sinistra brandendo in primo piano il suo scudo decorato con il Gorgoneion; particolare è la presenza di un giovane ulivo ai piedi della dea, un dono di Atena stessa. Il mito della fondazione di Atene a cui si riferisce l'immagine qui sopra è raccontato da Erodoto (Storie, VIII, 55), Apollodoro (Biblioteca, III, 14, 1), Ovidio (Metamorfosi, VI, 70-82) e Pausania (Descrizione della Grecia, I, 24, 5). La rappresentazione della contesa nelle gemme è stata oggetto dello studio fondamentale di Hadrien Rambach (“Riflessioni sulle gemme raffiguranti la contesa tra Atena e Poseidone”, in C. Entwistle e N. Adams (a cura di), "Gems of Heaven", British Museum Research Publication 177, Londra, 2011, pp. 274-285), che distingue due famiglie: il tipo "Partenone" (gli dei che si scontrano, (derivato dal frontone occidentale) e il tipo “Medici” (la scena pacifica incentrata sull’ulivo), che prende il nome dal famoso cammeo ellenistico conservato a Napoli (Museo Archeologico Nazionale, Inv. 25837/5). Nel caso del cammeo di cui sopra, si può riconoscere la versione “medicea” del mito, anche se è originale rispetto ad altri esempi, dato che l’asse centrale non è occupato dall’ulivo di Atena, ma dal cavallo di Poseidone, con la sua magnifica testa rivolta verso chi guarda. Questa scelta determina un cambiamento nella gerarchia del mito, ponendo il dono del dio sconfitto al centro della composizione della scena e dimostrando, da parte dell’incisore, una perfetta padronanza della prospettiva e della modellazione miniaturistica: un esempio simile della rappresentazione del cavallo si può vedere nel cammeo in sardonica di Niccolò Amastini, conservato al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo (Inv. K 1774).